Infrastrutture, Bedin (Lega – LV): «Dalla Regione via libera al mutuo fino a 50 milioni per la rete viaria regionale. 7 milioni per la Monselice Mare: investire in sicurezza e manutenzione significa prendersi cura del territorio»
Venezia, 8 ottobre 2026 – «Via libera dalla Giunta regionale del Veneto all’avvio delle procedure per l’assunzione di un mutuo fino a 50 milioni di euro destinato a finanziare interventi infrastrutturali sulla rete viaria regionale. Si tratta di risorse importanti, che consentiranno di intervenire sulla sicurezza e sulla manutenzione delle nostre strade, con particolare attenzione a ponti e opere d’arte, adeguamenti funzionali della viabilità, messa in sicurezza di versanti e scarpate e interventi di mitigazione acustica».
Lo dichiara Giorgia Bedin, consigliera regionale padovana di Lega - LV, commentando il provvedimento approvato dalla Giunta regionale del Veneto.
«Investire sulla qualità e sulla sicurezza delle infrastrutture – prosegue Bedin – significa dare risposte concrete ai cittadini e a chi ogni giorno percorre la nostra rete viaria. La manutenzione non può essere considerata un intervento secondario: prevenire il deterioramento delle infrastrutture significa aumentare la sicurezza e garantire una viabilità più efficiente».
Una parte delle risorse sarà destinata alla SR 104 “Monselice-Mare”, arteria strategica per il territorio. «Per la SR 104 sono previsti 7 milioni di euro per interventi sul piano viabile, sulle barriere di sicurezza e sulla segnaletica. Le opere interesseranno i tratti di competenza regionale gestiti da Veneto Strade nei Comuni di Monselice, Pozzonovo, Tribano, Conselve, Arre, Candiana e Correzzola. È un intervento che riguarda direttamente un’infrastruttura importante per il nostro territorio e che permetterà di affrontare criticità legate alla sicurezza e alla manutenzione». La SR 104 è effettivamente compresa nella rete viaria gestita da Veneto Strade. V
«Accanto alle risorse per le opere – aggiunge la consigliera regionale – è importante sottolineare l’attenzione alla sostenibilità finanziaria dell’operazione. Il mutuo avrà un importo massimo di 50 milioni di euro, una durata di 20 anni, erogazioni a tasso fisso e rimborso a rate costanti. Le risorse potranno essere utilizzate entro il 31 dicembre 2028 e l’importo del finanziamento potrà essere ridotto qualora gli interventi richiedano meno risorse o possano essere finanziati, anche solo in parte, attraverso fondi regionali».
«La Regione procederà inoltre attraverso una gara aperta e telematica per individuare le condizioni finanziarie più convenienti, confrontando le offerte degli istituti finanziatori. L'obiettivo è utilizzare le risorse disponibili nel modo più efficace possibile, facendo coincidere la programmazione degli interventi con le effettive necessità di realizzazione delle opere».
«La sicurezza stradale – conclude Bedin – passa anche dalla capacità di programmare per tempo manutenzione e interventi di adeguamento. Con queste risorse possiamo dare continuità a un lavoro concreto sulla rete viaria regionale, intervenendo sulle infrastrutture che necessitano di maggiore attenzione e accompagnando la manutenzione ordinaria con opere di messa in sicurezza e miglioramento della viabilità. È un investimento sul territorio e sulla sicurezza di chi ogni giorno lo vive e lo attraversa».
Oncologia, Lanzarin (Lega – LV): “Una mozione per il supporto nutrizionale uniforme per i pazienti oncologici e per chi soffre di Crohn e colite ulcerosa”
Venezia, 8 ottobre 2026 – “Garantire a tutti i pazienti oncologici un percorso nutrizionale adeguato, uniforme e integrato con le terapie, estendendo questa attenzione anche alle persone affette da malattie croniche dell’intestino, come la colite ulcerosa e la malattia di Crohn. È questo l’obiettivo della mozione che ho depositata a tutela dei malati con questo tipo di patologie”. Lo scrive Manuela Lanzarin (Lega – LV), Presidente Quinta Commissione. “Nel 2018 la Regione del Veneto ha approvato le Linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici. A distanza di anni è però emersa la necessità di verificare e rendere più omogenea la loro applicazione sul territorio. La presa in carico nutrizionale non può essere un elemento accessorio del percorso di cura: deve accompagnare il paziente fin dal momento della diagnosi e proseguire durante tutte le fasi della malattia e delle terapie”, prosegue Manuela Lanzarin (Lega – LV). “La malnutrizione rappresenta infatti un problema particolarmente rilevante nei pazienti oncologici. La perdita di peso e di massa muscolare può incidere negativamente sulla qualità della vita e compromettere la capacità del paziente di affrontare e seguire adeguatamente i trattamenti. È fondamentale, pertanto, che il Servizio sanitario garantisca una presa in carico complessiva, nella quale anche l’aspetto nutrizionale sia considerato parte integrante dell’assistenza. Le buone pratiche clinico-assistenziali devono essere conosciute e applicate dagli operatori sanitari, ma anche condivise con i pazienti e con le loro famiglie, perché mantenere un buono stato nutrizionale significa contribuire a mantenere e, quando possibile, recuperare lo stato di salute”. “Nella mozione che ho depositato prevedo la costituzione di un apposito tavolo di lavoro, con l’obiettivo di favorire un'applicazione uniforme del supporto nutrizionale per i pazienti oncologici e di estendere il percorso anche alle persone con colite ulcerosa e malattia di Crohn. Vogliamo costruire un percorso chiaro e omogeneo che metta il paziente al centro e che riconosca la nutrizione come una componente essenziale della presa in carico. Per questo riteniamo importante lavorare alla predisposizione di uno specifico PDTA, Percorso Diagnostico-Terapeutico-Assistenziale, dedicato a queste patologie. L’obiettivo è assicurare che, indipendentemente dalla struttura sanitaria di riferimento, ogni persona possa avere accesso a un adeguato supporto nutrizionale durante il proprio percorso di cura”, conclude Manuela Lanzarin (Lega – LV), Presidente Quinta Commissione.
Vajont, De Berti (Lega – LV): “63 anni dalla tragedia: in quei luoghi si respira ancora il dolore di quella notte. Ricordare significa anche non ripetere gli errori del passato”
Venezia, 8 ottobre 2026 – “Ci sono luoghi che, anche a distanza di tanti anni, riescono a trasmettere tutta la drammaticità di ciò che è accaduto. Ho avuto occasione di visitare più volte la diga del Vajont e i territori colpiti dalla tragedia. Ogni volta è un’esperienza che lascia il segno. Anche per chi, come me, non era ancora nato nel 1963, è impossibile arrivare in quei luoghi senza percepire il dolore, la sofferenza e il peso di quanto accaduto. Ma soprattutto senza interrogarsi sulle cause e sulle responsabilità di una tragedia che poteva e doveva essere evitata”. Così Elisa De Berti (Lega – Liga Veneta), presidente della Seconda Commissione del Consiglio regionale del Veneto, alla vigilia del 63° anniversario della tragedia del Vajont. “Il 9 ottobre 1963, alle ore 22.39, circa 270 milioni di metri cubi di roccia si staccarono dal Monte Toc e precipitarono nel bacino artificiale del Vajont. L’enorme massa d’acqua sollevata dalla frana superò la diga e si abbatté sulla valle, spazzando via Longarone e colpendo duramente anche le comunità di Erto e Casso. In pochi istanti persero la vita 1.917 persone. Intere famiglie, bambini, donne e uomini che quella sera erano nelle proprie case, nella normalità della loro vita quotidiana, senza immaginare ciò che stava per accadere. Domani sera, alle 22.39, il nostro pensiero deve tornare proprio a quell’istante. A quelle vite spezzate, alle famiglie distrutte e a chi è sopravvissuto portando con sé, per tutta la vita, il dolore di quella notte. Ma ricordare il Vajont significa anche avere il coraggio di guardare alle cause di quella tragedia. Perché non fu soltanto la forza della natura a provocare il disastro. Ci furono rischi conosciuti, segnali sottovalutati e responsabilità umane. Ed è proprio questo che rende il Vajont una lezione che non possiamo permetterci di dimenticare. Chi ricopre un ruolo nelle istituzioni ha il dovere di ricordare che dietro ogni decisione, soprattutto quando riguarda il territorio, le infrastrutture e la sicurezza, ci sono le vite delle persone. La prevenzione, il rispetto dell’ambiente, l’ascolto dei territori e la valutazione dei rischi non possono mai essere considerati aspetti secondari. A 63 anni di distanza, il Vajont continua a parlarci. E ci ricorda che il progresso e la realizzazione delle grandi opere devono sempre andare di pari passo con la conoscenza, la prudenza e la responsabilità. Alle 22.39 di domani sera fermiamoci, anche solo per un momento, a ricordare quelle 1.917 persone. Non soltanto per rendere loro omaggio, ma per rinnovare un impegno che dobbiamo alle vittime, alle loro famiglie e alle generazioni future: fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché una tragedia come quella del Vajont non si ripeta mai più”, conclude Elisa De Berti (Lega – LV), Presidente Seconda Commissione.