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PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Villanova (ZP): «Presentata una risoluzione contro un piano carente, senza visione del futuro, senza una precisa governance e fortemente sperequato con oltre il 67 per cento delle risorse al Sud. Il Veneto ha i progetti per ripartire subito con le adeguate risorse»
Pubblicato il 5 Febbraio 2021

Venezia, 5 febbraio 2021 – «Era ancora novembre quando l’ormai ex Governo, con toni trionfali, annunciava la creazione di una task force per calare dall’alto la soluzione definitiva che avrebbe permesso all’Italia di risollevare le proprie sorti economiche grazie all’utilizzo ottimale dei fondi del Recovery Fund. Da allora sono ormai passati due mesi. Il Governo non solo ha fatto passi indietro su questo grande comitato di “tecnici”, ma si è anche dissolto nel nulla, lasciando l’Italia e il Veneto nella confusione più totale su quello che sarà il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, quel piano che, a detta dell’Europa e del presidente della Repubblica Mattarella, rappresenta la nostra priorità. E ora, con tempi di presentazione e discussione che diventano di giorno in giorno sempre più stretti e assillanti, continuiamo a vedere un PNRR carente, privo di qualsiasi visione del futuro, senza una governance e fortemente sbilanciato verso una precisa area d’Italia. Il Veneto non può aspettare oltre, non può rischiare di vedere sfumare questa opportunità di risollevarsi dopo la crisi economica devastante che sta attraversando». Così Alberto Villanova, capogruppo in Consiglio regionale del Veneto di Zaia Presidente, commenta la presentazione della sua risoluzione con cui invita il Governo a risolvere subito le criticità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

«La strategia delineata nel PNRR comporta l’impegno nel breve periodo delle sovvenzioni che ammontano a 68.9 miliardi: viene espressa, infatti, la volontà di utilizzare il 70% delle sovvenzioni del RRF, il Recovery and Resilience Facility, pari a 48.23 miliardi, entro la fine 2022 e con limite di spesa entro il 2023, senza alcuna indicazione rispetto alle priorità di spesa scelte ed agli obiettivi di utilizzo della componente prestiti del dispositivo di Ripresa e Resilienza, la quale ammonta a 127.6 miliardi. Il piano, però, presenta lacune anche rispetto agli strumenti di governance, ossia riguardo i processi decisionali, di gestione e monitoraggio dello stesso. Non vengono però definite con precisione quali siano le “amministrazioni e le istituzioni competenti”. Viene solamente detto che il Governo presenterà al Parlamento un modello di governance, identificando le responsabilità di realizzazione, gli strumenti e le procedure di coordinamento con i Ministeri competenti, le relazioni con gli altri livelli istituzionali e di governance, il modello di monitoraggio dei progressi e dell’avanzamento in termini di spesa. Vista la centralità del tema, ci aspettiamo che il Governo sia più chiaro su questo fronte».

▪Recovery and Resilience Facility (RRF)

di cui:       -Sovvenzioni   68.9 MLD

-Prestiti        127.6 MLD

196.5 MLD
▪React EU   13.5 MLD
▪Just Transition Fund     0.5 MLD
▪MFF (Multiannual Financial Framework) Quadro Finanziario Pluriennale

Cofinanziato da risorse interne per la metà

 

99.1 MLD

Risorse totali 2021-2029 309.6 MLD

 

«Il REACT EU, che ammonta a 13,5 miliardi, ha invece l’obiettivo di fungere da ponte tra le due programmazioni quadro 2014-20 e 2021-27, per rispondere alle necessità di ripresa e rilancio dell’economia già da ora presenti in Italia. La Regione del Veneto non si è fatta trovare impreparata a questo appuntamento – continua Villanova – e ha già pronto da mesi un piano dettagliato, articolato in 155 schede, che illustra 13 macroprogetti da concludersi entro il 2026, proprio come prevedono le linee guida nazionali, e che rispetta le sei aree tematiche, le Missioni approvate dal Parlamento il 13 ottobre 2020: digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità; istruzione, formazione, ricerca e cultura, equità sociale, di genere e territoriale, salute. Questo perché sarebbe stato naturale coinvolgere le Regioni, in quanto Autorità di Gestione dei fondi strutturali erogati dall’Unione Europea, nel processo decisionale. E invece il Governo ha visto ancora una volta come una minaccia il coinvolgere gli enti locali nel processo decisionale e ha continuato a gestire a livello centrale il REACT-EU e gran parte del PNRR, in netta contrapposizione ad uno dei principi fondamentali che caratterizzano l’Unione Europea e soprattutto la nostra Costituzione, ovverosia il principio di sussidiarietà. Inoltre rispetto alla ripartizione dei fondi del PNRR, emerge un forte sbilanciamento delle risorse a favore delle regioni del Sud che non trova giustificazione alcuna né dai vincoli di destinazione, né dalla caratterizzazione dei fondi europei medesimi:

  • il 60% dei 500 milioni di euro destinati ai fondi di garanzia PMI sono riservati al Mezzogiorno (300 mil);
  • il 73% dei 1.500 milioni di euro del Fondo nuove competenze e altre politiche attive del lavoro sono riservati al sud (1.100 mil);
  • il 60% degli Interventi per la sostenibilità dei processi produttivi e l’economia circolare sono destinati al Mezzogiorno (180 su 300 mil).

C’è poi un’altra enorme criticità, vale a dire la decisione di inserire nel PNRR progetti già ratificati al fine di velocizzarne la messa in opera attraverso lo snellimento degli adempimenti burocratici: questa scelta, se da un lato favorisce l’attuazione di progetti già approvati, al contempo delinea la totale mancanza di prospettiva per il futuro. Il termine per la presentazione formale dei progetti è fissato al 30 aprile 2021. Questo però non significa che abbiamo tempo fino all’ultimo giorno: è fondamentale presentare il PNRR subito, per dare tempo all’Europa di esaminare i progetti preliminari, confrontarsi, aggiornarne i contenuti. Siamo già in drammatico ritardo. Nella mia risoluzione, che invieremo a tutte le forze economiche e sociali del Veneto e a tutti i parlamentari, invito il Governo a porre rimedio a queste numerose criticità, ma anche a coinvolgere le Regioni nella gestione del PNRR e a garantire una ripartizione più equa dei fondi. Spetterà a questo punto al premier incaricato Mario Draghi rimediare a tutti gli errori commessi, con preoccupate incompetenza, dal suo predecessore. Ci aspettiamo che, vista la sua esperienza e competenza, il nuovo presidente del Consiglio cambi decisamente rotta».