Venezia, 1 aprile 2025 – «Colpisce il tono accusatorio e ideologico dei colleghi Zanoni e Masolo che liquidano l’attività venatoria, definendola priva di ogni valore etico. Un’affermazione forte, che non tiene conto né della realtà del territorio veneto né del ruolo centrale che il mondo della caccia svolge quotidianamente per l’ambiente, la sicurezza e l’equilibrio faunistico. La caccia, invece, è etica perché è responsabilità, conoscenza, presenza attiva». A dirlo il consigliere regionale dell’Intergruppo Lega – Liga Veneta Roberto Bet.
«L’etica non è uno slogan: è un insieme di comportamenti concreti, di regole condivise, di responsabilità. La caccia è regolamentata da leggi precise, a partire dalla legge nazionale 157/1992 fino alle leggi regionali che anche recentemente hanno aggiornato la 50/93 del Veneto. È un’attività che si fonda sulla conoscenza del territorio, delle specie, dei periodi riproduttivi e migratori. Parlare di “assenza di etica” significa ignorare l’impegno costante dei cacciatori come sentinelle ambientali, capaci di individuare criticità prima ancora che si trasformino in emergenze. Il controllo dei nocivi è una necessità, non una scelta ideologica. Nel nostro Veneto il contenimento delle specie cosiddette “problematiche” — nutrie, cinghiali, corvidi, cormorani — è una necessità concreta, avvalorata da dati tecnici e da esigenze sanitarie e agricole. Le nutrie danneggiano gli argini e diffondono malattie; i cinghiali devastano campi coltivati e costituiscono un pericolo per la circolazione stradale; i corvidi e i cormorani mettono a rischio l’equilibrio della fauna autoctona e le attività zootecniche e ittiche».
«Grazie alla preparazione del mondo venatorio e alla sua presenza capillare – continua Bet -, la Regione Veneto ha potuto attivare piani di contenimento efficaci. Solo per le nutrie, nel rodigino, sono stati abbattuti 23.000 esemplari in tre anni, grazie anche a corsi di formazione e a un impegno diretto della comunità venatoria. In questi giorni sono partiti nuovi percorsi formativi che raccolgono centinaia di partecipanti: segno di una passione viva, ma anche di un senso civico diffuso».
«La caccia non è solo prelievo: è cultura, identità, linguaggio. È un sapere antico che si rinnova, si trasmette, si codifica. Parlare oggi di “codice etico” per la caccia non significa inventarsi un’etica, ma riconoscere quella già esistente, praticata da migliaia di cacciatori veneti che operano nel rispetto delle regole, della natura e della comunità. A Zanoni e Masolo rispondo che il mondo venatorio non ha bisogno di nascondersi, né di giustificarsi. La caccia è prevista dal nostro ordinamento, è praticata secondo criteri scientifici e tecnici, è inserita nei piani di gestione faunistico-venatoria regionali. Ma soprattutto è etica, perché nasce dal rispetto del territorio e dalla volontà di conservarlo. Accusare chi si impegna per l’equilibrio ambientale, il presidio rurale e la salvaguardia delle nostre campagne significa colpire non solo la caccia, ma una parte viva e consapevole della nostra società. E questo, sì, è davvero poco etico».